mercoledì 30 giugno 2010

Un segno di speranza e un invito


In uno dei chiostri di Monte Oliveto fa bella mostra di sé la splendida fioritura di una magnifica ortensia, che, come gli altri fiori della Casa madre, da sempre è amorosamente curata dai nostri novizi. La splendida corona di bianchi petali che orna le verdissime foglie sembra davvero invitarci alla speranza: dopo un inverno rigido e così poco clemente il Signore sa ricavare vita e bellezza oltre ogni nostra aspettativa. E noi invece sapremo corrispondere alle attese di santità che Dio nutre per noi, bianchi monaci di Santa Maria di Monte Oliveto? Sapremo davvero anche noi fiorire nella fedeltà, nel bene e nel vero alla luce che Cristo, vero Sole, così generosamente ci elargisce ogni giorno?

mercoledì 14 aprile 2010

Via alle procedure di apertura del Capitolo Generale 2010


Domenica 11 Aprile 2010 il Rev.mo Padre Abate Generale ha firmato il decreto di indizione per il prossimo Capitolo Generale che si terrà a Monte Oliveto Maggiore a partire dal 3 Ottobre 2010.
Salga al Signore la nostra preghiera, perchè i Padri Capitolari si lascino guidare dallo Spirito per eleggere chi sia capace di dirigere la Congregazione Olivetana nella fedeltà al suo carisma e nella lettura continua della volontà di Dio.

venerdì 2 aprile 2010

Lettera di Pasqua 2010 dell'Abate Generale


Carissimi Confratelli e Consorelle,

Ancora una volta risuona nelle nostre comunità il festoso annunzio della Pasqua e si riattualizza la sua grazia di novità: irrompe, può sconvolgere, senz’altro rinnova.
Gli auguri per le feste pasquali di quest’anno non si svilupperanno in riflessioni spirituali e motivazioni su una tematica particolare; mi sembra però utile evidenziare come la celebrazione del Mistero Pasquale, ogni volta, illumina la situazione concreta che stiamo vivendo, dà un senso nuovo e vi inserisce una forza propulsiva.
Sono fiducioso che troverete questa considerazione intensa di affetto e l’accoglierete come stimolo per una celebrazione del Triduo Pasquale in modo che possa incidere nella vostra vita personale e comunitaria.
Il Signore risorto illumini e sostenga il nostro cammino in questo tempo di trepidazione e di speranza, nelle situazioni di stanchezza in cui si trovano alcune nostre comunità, nelle situazioni difficili e complesse in cui vivono altre comunità nelle condizioni di comunità che si sentono partecipi delle sofferenze che affliggono la Chiesa locale in cui vivono, ma anche della comunità che si trova in una circostanza gioiosa come quella brasiliana, che festeggia gli 80 anni di presenza monastica olivetana a San Paolo.
Inoltre, la nostra Congregazione si sta preparando al Capitolo Generale che, essendo particolarmente decisivo per il nostro futuro, sarà abbastanza in salita: i Padri Capitolari si sentiranno come costretti a leggere nella situazione attuale che stiamo vivendo le novità a cui lo Spirito ci sospinge, a non limitarsi a piccoli aggiustamenti di rotta, ma a faticare per cercare strade nuove che ridiano freschezza ed entusiasmo alle comunità, che salvaguardino e rafforzino una fedeltà creatrice al nostro carisma benedettino di Santa Maria di Monte Oliveto.
“Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”: per di più il Santo Padre Benedetto XVI ci ha stimolato a vivere questo anno compenetrati della grandezza del dono del sacerdozio ministeriale, nato nella grazia e nella forza della nuova ed eterna alleanza, dono della Pasqua di Cristo.
“Guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio Io.”

Solo chi fa esperienza di percepire il Cristo presente, vivente, di ascoltarlo, di sedersi a mensa con Lui, sente ardere il proprio cuore; possiate incontrare nella fede e nell’amore il Risorto, animando la vostra vita dal rapporto costante con Lui, dall’affetto profondo per Lui.
La certezza dunque che attingiamo alla Pasqua di Gesù è questo incessante venire del Signore nell’intreccio degli avvenimenti umani, che sovente noi non comprendiamo.
Lo splendore della Pasqua illumini gli inquieti offuscati orizzonti della nostra storia, mentre la notte sveglia l’aurora con il palpito dei giorni che verranno nella nostra famiglia monastica amata da Dio.
Noi crediamoci veramente! Non è poesia, non è un bel sentimento, non è un’ utopia: “E’ risorto, è veramente risorto. Surrexit Dominus vere Alleluia!”
Rafforziamo questa nostra convinzione di uomini di Dio: quando la sera si inoltra nella nostra storia fatta di presagi della notte, al centro di queste tenebre irrompe sempre quel grido dell’alba più indimenticabile, quella della Domenica della Risurrezione.
Non più dunque l’oscurità chiusa e sorda, perché Cristo è per noi Pasqua in ogni mattina della nostra vita: ogni mattina è un mirabile risveglio, aperta alla giovinezza spirituale della santità, all’amore e alla gioia.
La speranza non sta nell’attendere che le cose fuori di noi volgano al meglio. Sta nel costruire dentro di noi un rapporto migliore con quello che accade nel nostro animo. Sta nell’aprirci al Dio della novità, al Dio che fa nuove tutte le cose “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete, aprirò nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19).
La fiducia nel Signore sta nel credere in un futuro che non possiamo vedere, ma che possiamo affidare a Dio, il quale nei nostri attuali deserti, dove è facile smarrirsi e perdersi di coraggio, indica a noi una strada sicura da percorrere e nelle nostre aridità riarse in cui possiamo trovarci, senza via d’uscita ci fa riprendere freschezza, vigore e chiarezza.
Ritorniamo a Emmaus ogni anno, ogni giorno nel nostro cammino monastico con le sue luci e ombre, perché con Cristo presente è sempre Pasqua, ieri come oggi. Un grande Padre della Chiesa ci insegna e ci esorta: “Credi che Cristo è spiritualmente presente, benché fisicamente assente. Egli è quaggiù con te, ascolta quello che tu dici di Lui, vede quello che tu pensi di Lui, ti scruta le reni e il cuore, anche in questo momento è qui per accoglierti… per introdurti, mediante lo Spirito Santo, al Padre.” (San Cirillo di Gerusalemme Cat.14, 30).

Certamente sappiamo tutti che la Pasqua è frutto della Croce. La Pasqua è già nascosta nella Croce, la Pasqua germoglia dal legno della Croce. Quanto è arduo contemplare la Croce, quanto è difficile alzare lo sguardo verso di essa: “Stolti e lenti di cuore…non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 26).
Lui cammina con noi, Lui spiega a noi il senso delle Scritture, Lui – quando viene meno la fiducia – spezza il Pane della Vita che ci fa sperimentare la potenza della Risurrezione.
Non trovo modo migliore per concludere questa lettera augurale richiamando un altro motivo che ci spinge a celebrare nella gioia la nostra azione di grazie: il sacerdozio ministeriale, frutto e dono della Pasqua di Cristo.
In quest’anno sacerdotale, voi sorelle e monaci non-presbiteri, col nostro Santo Padre Benedetto condividete il suo attegiamento “pro reverentia sacerdotii”; grati al Signore per tanto dono partecipate alla celebrazione dei divini misteri con somma reverenza, sentendovi spiritualmente coinvolti nell’offrire al Padre il sacrificio eucaristico.
Noi monaci presbiteri accogliamo amorevolmente l’invito rivolto ai religiosi da S.S. Benedetto XVI il 20 febbraio 2009: “L’anno sacerdotale sia un ulteriore occasione per i religiosi presbiteri di intensificare il cammino di santificazione, e per tutti i consacrati e le consacrate uno stimolo ad accompagnare e sostenere il loro ministero con fervente preghiera.”
Sì, la consacrazione sacerdotale ci renda ancora più monaci “Magis humilitatis exempla omnibus det” (RB 60, 5) “Sciens se multo magis disciplinae regulari subdendum…. sed magis hac magis in Deum proficiat” (RB 62, 3-4); monaci capaci di trasmettere e di condividere con i fratelli lo stupore della celebrazione eucaristica, l’amore e l’entusiasmo per una Liturgia celebrata veramente al meglio, edificatori di comunione nella comunità.
Vi formulo questo augurio: la gioia irradiata da Lui – “Gesù Cristo il Signore” – illumini e colmi di senso le sofferenze, le fatiche, le difficoltà, trasformando ogni realtà in soglia di nuova speranza. Nel pane spezzato che ci rende fratelli e sorelle, non è mai banale carissimi confratelli e consorelle, l’augurio della Pasqua, che fa rifiorire la vita della Pasqua del Signore Gesù e alimenta in noi un amore inesauribile.

Buona e Santa Pasqua 2010
a voi e agli oblati e oblate
del vostro monastero, che benedico di cuore!

Vostro affezionatissimo Padre Abate Generale
+ Michelangelo M. Tiribilli OSB Oliv




AVVERTENZE:
1. Nella Domenica II di Pasqua o della Divina Misericordia, 11 aprile 2010, dopo l’Orazione dei Vespri Solenni firmerò il Decreto di Indizione del Capitolo Generale 2010, avviando così le procedure per l’elezione dei Discreti.
2. Accompagnerò l’invio del Decreto con una preghiera di invocazione redatta in due stesure: una da aggiungere come intenzioni quotidiane alle Lodi, Vespri, o alla Messa; oppure come preghiera da recitare comunitariamente.
3. Seguirà l’invio dell’ Instrumentum Laboris e delle due schede (griglie), l’ una per compilare la relazione disciplinare, l’ altra per la relazione amministrativa. (Dir n°203).

lunedì 1 febbraio 2010

Iconografia dei Santi Bernardo Tolomei e Francesca Romana. Presentazione del volume-catalogo curato da Dom. Giovanni M. Brizzi


Lunedì 15 febberaio 2010, alle ore 17.30 nell'aula magna storica del Palazzo del Rettorato dell'Università degli studi di Siena (Banchi di Sotto, 55)verrà presentato il volume curato da Dom. Giovanni M. Brizzi, monaco olivetano dell'abbazia di Seregno, Iconografia dei Santi Bernardo Tolomei e Francesca Romana (Secoli XV-XX). Esso raccoglie e discute il corpus iconografico relativo ai due Santi in assoluto più cari, col Patriarca Cassinese, ai monaci e alle monache della Congregazione di Monte Oliveto. Alla presentazione, centrata sulla relazione del professor Michele Bacci, docente di iconografia e iconologia presso l'ateneo senese, interverranno altresì Silvano Focardi, rettore della stessa Università, Gabriele Mancini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Dom. Michelangelo M. Tiribilli, nostro abate generale.

venerdì 1 gennaio 2010

La lettera di Natale del Padre Abate Generale e il Commento di una Oblata di Roma

Santo Natale
2009


Non demordere!
“Se noi non desistiamo, a suo tempo mieteremo”
Gal 6,9


Carissimi Confratelli e Consorelle,

A meno di un anno da Capitolo Generale (Ottobre 2010), mi sembra utile, se non necessario, ricordare quello che viene richiesto all’oratore nel Capitolo Generale (cfr Dir n°208) “…dispone i Padri Capitolari a cercare ciò che Dio vuole da loro secondo il carisma di San Bernardo Tolomei e lo Spirito della Regola”. Questa ricerca non può concludersi solamente nell’approfondimento delle fonti, delle caratteristiche dei nostri Santi Padri, della conoscenza delle nostre tradizioni, ma deve sfociare nell’incarnare nel nostro tempo e nel nostro linguaggio, l’intuizione divina che hanno ricevuto con la grazia i nostri Fondatori.
In altre parole si tratta di risvegliare personalmente e comunitariamente il nostro carisma di monaci di Santa Maria di Monte Oliveto; infatti il carisma non opera da solo, non è la bacchetta magica che da sola, invocandone il nome, risolve tutto rapidamente ed efficacemente.
Il carisma non agisce da solo; come la linfa degli alberi comincia a dare vita quando la primavera la risveglia, così occorre risvegliare il carisma in noi, nella Comunità, nella Congregazione, sollecitati dalla grazia e dal dono della Canonizzazione del nostro Santo Fondatore Bernardo Tolomei.

Ci può essere utile tenere presente com’è descritto il “carisma” in un documento della Santa Sede: “Il carisma dei Fondatori si rivela come esperienza dello Spirito trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita, e costantemente sviluppata, in sintonia con il corpo di Cristo in perenne crescita”. (Mutuae Relationes n°2)
Occorre integrare nella nostra vita monastica di ogni giorno gli elementi che compongono il carisma, vivificando col medesimo carisma la nostra identità e il nostro essere monaci di Santa Maria di Monte Oliveto, cioè, il carisma va vissuto e attuato perché ciascuno di noi si senta più motivato.
Vivere il carisma non significa sognare una realtà ormai passata (sondare e richiamare il carisma delle origini), ma trarre fuori dal passato, o meglio, dalle nostre sorgenti la stessa forza, energia e vitalità con cui i nostri Padri Fondatori lo hanno recepito e vissuto. Risvegliare il carisma comporta che tutto il nostro agire sia caratterizzato da una identità chiara e definita, da uno specifico stile di vita.
Risvegliare il carisma in noi stessi è attuare il pensiero del nostro Fondatore, adattandolo alle situazioni dei nostri tempi! Questo richiede un doppio impegno: conoscere sempre meglio e amare il carisma, conoscere e saper valorizzare le situazioni attuali , rendendole monito propizio, proprio per realizzare il carisma .
Risvegliare il carisma ci impegna a riproporre con coraggio l’intraprendenza, l’inventiva e la santità di San Bernardo Tolomei e dei suoi primi compagni, come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi, alle situazioni attuali e alle circostanze in cui si ritrovano le nostre comunità.
E’ necessario dunque che ancora una volta ci riappropriamo del nostro carisma (riappropriarsi = un termine usato dal Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, S.E. Franco Rodé). Come?
Non basta il momento della conoscenza, e in questi anni non solo è stato realizzato molto, ma di questa indagine restano tre testi basilari: REGARDER LE ROCHER, PADRI OLIVETANI (ed Qiqajon), S. BERNARDO TOLOMEI E LO SPIRITO DELLA FAMIGLIA MONASTICA DI MONTE OLIVETO (2° ed). La trasmissione di un carisma è un fatto vitale, non un indottrinamento o uno scambio di pareri. Si tratta di fare comunione che è accoglienza, consonanza di cuori, di attese e di valori.
Occorre, in un secondo momento, un processo di assimilazione che poi si sviluppa nel momento di trasmissione, specialmente da parte dei Superiori e dei Formatori.
S. Bernardo Tolomei, aprendosi all’azione dello Spirito conobbe ed accolse il carisma, lo visse e lo trasmise. Questa esperienza dello Spirito non lasciò indifferente la persona di Bernardo; la sua esperienza fu così forte da condividerla con i suoi primi compagni e poi trasmetterla ai suoi figli.
Il nostro San Bernardo Tolomei si è lasciato innamorare del Cristo e ha trasmesso a noi l’impegno di estendere l’amore di Cristo non solo ai fratelli della propria comunità, ma di tutta la Congregazione.
Ebbene, come affermò dom Giorgio M. Picasso in un suo intervento a Roma in preparazione alla canonizzazione “Tutti coloro che hanno studiato il carisma proprio della Congregazione Olivetana, all’interno dell’OSB, carisma detto altrimenti gratia et spiritus, hanno rimarcato la funzione della communio nell’alternarsi delle cariche, nei frequenti Capitoli Generali, nel favorire la reciproca conoscenza, ma soprattutto nella carità da custodire e incrementare (sono titoli precisi delle più antiche Costituzioni)… ecco il messaggio e allo stesso tempo il monito che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità, puntando tutto sulla communio e sulla caritas”.

“Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori,
perché la venuta del Signore è vicina”
Gc 5, 8

La vita del monaco, come di ogni consacrato, dev’essere una vita che si sviluppa nell’amore, poiché dall’amore è stata generata (VC 20 p.95). Ora la persona consacrata trova nel carisma un mezzo sicuro per essere dono di se stessa, dunque vivere il carisma per amare Cristo in modo radicale. Questo ci fa comprendere che dobbiamo conoscere il carisma non con una conoscenza teorica, o per avere un bagaglio culturale, bensì per viverlo e metterlo in pratica.
“Il progressivo configurarsi a Cristo si attua in conformità al carisma e alle disposizioni dell’Istituto a cui il religioso appartiene; ciascuno ha il proprio spirito, fisionomia, finalità e tradizione. I religiosi approfondiscano la loro unione a Cristo in modo conforme a questi elementi” (EE, n°46).
In questo modo diamo una risposta d’amore al dono di Dio; nell’attuazione del carisma noi esprimiamo il nostro amore al Signore, un amore che non si riduce a sentimentalismo e soggettivismo, nemici della vita consacrata; possiamo così anche superare il logorio, cui la fedeltà giornaliera alla Regola e al carisma, è sottoposta.
E’ vero; dobbiamo constatare una rilevante distanza fra la visione ideale e l’attuazione concreta; spesso nelle nostre comunità e in noi stessi non c’è slancio, non c’è attesa, non c’è speranza, e tanto meno, creatività. Non ci si impegna a fare venire fuori il nuovo nelle comunità. Ci si ricorda del passato e si rimanda ad esso un vigore carismatico che invece deve essere vero, vivo, e incisivo nel nostro oggi e non solo nel passato. Ci sentiamo pochi, deboli, avanti con l’età. Bisogna passare da questa esperienza di impotenza, di scoraggiamento e di sfiducia, se non di paura, per far risaltare la potenza di Dio. Si tratta per noi qui e oggi di accettare la sfida con cui la realtà si confronta il carisma, d’incarnarlo con forme significative ed efficaci, sviluppando la sua vitalità.
La vita monastica oggi, come tutta la vita consacrata, si trova di fronte alla grande sfida del secolarismo che ci porta all’edonismo sperperatore e si caratterizza per il narcisismo individualista.
“Un’autentica ripresa della vita consacrata non si può avere se non cercando di condurre un’esistenza pienamente evangelica senza nulla anteporre all’unico amore, ma trovando in Cristo e nella sua Parola l’essenza più profonda di ogni carisma del fondatore”. (Benedetto XVI 27.09.2005)
“Non si può vivere un carisma se non c’è amore filiale al padre, intimità e confidenza, condivisione dei gesti e dei passi decisivi con i fratelli.
Ogni monaco, essendo chiamato alla santità, è chiamato a fare un’esperienza dello Spirito nella sequela di Cristo, prendendo come esempio paradigmatico gli elementi essenziali dell’esperienza dello Spirito del nostro Santo Fondatore. San Bernardo Tolomei ci ha trasmesso l’ispirazione di fondo, il nostro modo di incontrare Cristo e di guardare e di attuare il Vangelo, di sentire e vivere il mistero della Chiesa, corpo mistico, e di conseguenza, il suo modo di guardare la realtà di leggere e di rispondere alle richieste dei segni dei tempi. L’atto di affido che i nostri confratelli di Monte Oliveto, e dei Priorati ad esso collegati, fecero il 4 maggio 1347 al nostro Fondatore, San Bernardo, fa intuire anche a noi oggi la sua passione e il suo amore per Cristo.
Vivere il carisma per amare Cristo, per rispondere con tutto il nostro essere al dono che Dio ci ha fatto, quella della vocazione monastica. Vivere il carisma per esprimere il proprio amore. Il carisma è pertanto come una guida per rispondere alla chiamata di Dio; in questo modo corrispondiamo alla grazia donataci, secondo la specifica forma di vita che il Signore ha scelto per noi nella nostra Congregazione; in questo senso per ciascuno di noi vivere il carisma di Monte Oliveto è la via migliore e più sicura per raggiungere la santità.
Il nostro punto di riferimento è la persona di Cristo - “Nihil amore Christi praeponere” – con le sfumature proprie con cui Bernardo Tolomei amò Cristo, e in lui, i fratelli in modo tale da volerli tutti uniti fra di loro con l’Abate di Monte Oliveto. E a noi ha lasciato questa sua testimonianza carismatica.


Nella Chiesa, per la Chiesa

In questa nostra impegnativa assimilazione del carisma di S. Bernardo, non bisogna dimenticare, e tanto più trascurare, la sua dimensione ecclesiale. Il carisma è un dono di Dio per la Chiesa. Come le nostre comunità possono oggi testimoniare questo carisma nella Chiesa e nella società?
Nel Medioevo il monaco era ritenuto un testimonium fidei non perché tutti i monaci andassero a predicare, a evangelizzare; nella maggior parte dei casi bastava la loro presenza per rendere questa testimonianza; praticavano la praedicatio muta. Così oggi, senza ostentare, senza troppo parlare, senza troppi depliant o simili cose, la comunità che vive la sua communio nella carità può senz’altro costruire un richiamo per tante, troppe famiglie afflitte da divisioni, litigi, infedeltà, violenze, tutto a discapito di vittime innocenti che sono i figli. La comunione nella carità si percepisce, non si argomenta. Questa praedicatio muta non richiede nemmeno che il monaco esca dal monastero; sono realtà che si avvertono, quasi senza accorgersene. Pensiamo al “Come si vogliono bene” dei primi cristiani. Stupirono il mondo di allora. L’azione benefica avrà una piccola zona di irradiazione nel piccolo campo della chiesa locale, ma non per questo meno significativa. D’altra parte è bene essere consapevole delle proprie limitate possibilità, che la grazia di Dio però, può condurre a risultati anche impensati da noi.
E nella società? In parte vale quanto si è già detto per la Chiesa, si deve riconoscere che il rapporto monastero-mondo rimane più difficilmente percepibile nella quotidianità. Ma altro è il discorso se si tratta di eventi particolarmente gravi. Non dobbiamo cercarli troppo lontano. E’ sufficiente riprendere un brano del messaggio pasquale del 2009 di Benedetto XVI per avere un quadro preoccupante della precarietà di oggi, quelle precarietà che al tempo del nostro santo Fondatore potevano essere rappresentate in modo drammatico dalla peste.
Questa la diagnosi del messaggio papale: “In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di povertà antiche e nuove, di cambiamenti climatici preoccupanti, di violenze e miserie che costringono molti a lasciare la propria terra in cerca di una meno incerta sopravvivenza, di terrorismo sempre minaccioso, di paure crescenti di fronte all’incertezza del domani, è urgente riscoprire prospettive capaci di ridare speranza. Nessuno si tiri indietro in questa pacifica battaglia iniziata dalla “Pasqua di Cristo”(Oss. Rom., 14-15 aprile 2009).
Come ci sottolineò il nostro confratello dom Giorgio nell’incontro sopra ricordato: “Neppure la comunità monastica olivetana potrà o vorrà tirarsi indietro, sempre in rapporto alla situazione nella quale il singolo monastero è inserito, o, comunque con scopi ben precisati. La grazia di comunione, di carità, potrà di volta in volta suggerire quali opere di carità cristiana si potranno intraprendere o sostenere”.
Come figli di San Bernardo Tolomei non possiamo rimanere tranquilli, o peggio, indifferenti nei nostri monasteri, nel caso che queste emergenze bussano alle nostre porte. Non sarà necessario abbandonare i chiostri – sarebbe una misura estrema - . Dovremo fare in modo in ogni caso che i fratelli provati ci sentano vicini, ci sentano prossimo, secondo le nostre possibilità, con le nostre preghiere e con la nostra solidarietà.



Poiché così parla l’alto e l’eccelso:
“In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati,
per ravvivare lo spirito degli umili, e rianimare il cuore degli oppressi”
Is 57, 15



CONSEGUENZE OPERATIVE

Che cosa comporta vivere il carisma per amare Cristo? Iniziamo la preparazione al decisivo Capitolo Generale 2010. Non c’è bisogno di sottolineare che le nostre Costituzioni non prevedono un “vacatio” di servizio, di osservanza e di testimonianza nell’avvicinarsi del tempo di fine mandato! Sono pienamente convinto, unitamente ai Padri Definitori, che l’avvicinarsi del Capitolo Generale debba accentuare l’osservanza dei nostri ordinamenti. Faccio vivo appello a tutti i nostri Superiori, in forza del loro ufficio e della loro paternità, come ben richiede il n°114 delle Costituzioni, ad entusiasmare i Confratelli, a gareggiare nell’osservanza dello “stile” di vita monastica, secondo a nessuno! Gareggiare nella puntualità e nella partecipazione agli atti comuni, nella carità, nel perdono reciproco, nel cercare più ciò che unisce che ciò che divide. Possiamo sentirci spronati da questa osservazione di Antonio da Barga: “dopo non molto tempo rigettaron0o gli abiti del secolo e si rivestirono di un abito più onorevole; deposte le scarpe calzarono degli zoccoli, e così si sforzavano di abbracciare sempre più la povertà. Assidui nella preghiera, con una tensione estrema al silenzio, rendevano lode a Dio con fervore, celebrando, in una cappella che essi avevano costruito come meglio potevano, il culto divino”.
La vicinanza del Capitolo Generale non deve generare un affievolimento nella nostra vita di preghiera, di lavoro, di fraternità, di accoglienza; tutt’altro! Ma tutti, stimolati anche dall’esempio e dall’insegnamento, dall’approfondimento della parola di Dio che ciascun Superiore deve donare ai propri fratelli: è inconcepibile che il Superiore non faccia mai un commento spirituale!
Attendere il Capitolo Generale non è aspettare Godot, ma comporta piuttosto un impegno ancora più forte nella nostra vita monastica in modo da condividere al Capitolo Generale le difficoltà e i problemi insieme alle gioie e alle speranze di una vita protesa alla ricerca di Dio che niente antepone all’amore per Cristo. Perciò, in questi mesi, viviamo tutti con ancora più fervore, la chiamata e la vocazione monastica come un servizio per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa.
I Superiori ancora di più abbiano a cuore che l’Opus Dei sia celebrato in modo esemplare e partecipato da tutti; si adoperino che i monaci abbiano un lavoro che realizzi le loro capacità e doni, in modo che, per quanto possibile, siano gratificati, per il loro mantenimento e quello della propria comunità, senza ricorrere a supplenze pastorali o a mezzi e strumenti meno idonei alla vita monastica. Si sforzino con tutti i modi perché nella comunità vi sia un rapporto da veri fratelli, che si prevengano in tutto. Siano anche aperti nell’ospitalità.
I monaci abbiano a cuore il buon mantenimento del monastero, siano parsimoniosi nelle necessità, e grati sempre per quanto l’Officiale incaricato può donare. Siano rispettosi con i fratelli e le sorelle laici, non introducendoli nelle problematiche personali e comunitarie. Non escano dal monastero per motivi futili, e dopo Compieta nessuno si permetta di uscire o introdurre estranei senza un chiaro ed esplicito consenso di un Superiore.
Il monastero sia pervaso dal silenzio, o meglio dalla taciturnitas, e da raccoglimento che favorisce l’unione con il Signore e l’apertura attenta alla sua Parola. Per questo sia moderato l’uso dei mezzi di comunicazione sociale ed elettronici; soprattutto sia sradicato il pernicioso vizio della mormorazione con la quale si ha da dire di tutto e di tutti: essa nulla costruisce e tutto divide. Ogni ostro monastero si caratterizzi per l’apertura all’ospitalità (cfr Sintesi dell’Osservanza di Monte Oliveto n°5). “Chi entra in monastero vi cerca un’oasi spirituale dove apprendere a vivere da veri discepoli di Gesù in serena e perseverante comunione fraterna, accogliendo pure eventuali ospiti come Cristo stesso (cf. RB 53,1). E’ questa la testimonianza che la Chiesa chiede al monachesimo anche in questo nostro tempo”. (Benedetto XVI – 20 nov 2008)
Non ultimo, nell’avvicinarsi del Capitolo Generale, tutti, sia individualmente che comunitariamente si adoperino ad accogliere ciò che Dio vuole da ciascuno di noi e dalle nostre comunità. Se in tutti i monasteri ci sentiremo impegnati, e particolarmente uniti fra di noi nell’attuare queste indicazioni dottrinali e operative, allora nella preparazione attiva e dinamica al Capitolo Generale, si potrà parlare in modo più realistico dell’unum corpus, di comunità sorelle, di amore verso la Casa Madre, e in seguito, dell’aiuto che ognuno di noi e ogni comunità dovrà dare a colui che sarà prescelto come testimone dell’unità, della comunione e dello sviluppo della nostra famiglia monastica.

Carissimi Superiori, e carissimi Confratelli, il momento che viviamo è molto delicato, in qualche ambito anche critico, ma è pure ricco di tante opportunità: necessita solo la nostra disponibilità a lasciarsi plasmare dalla grazia; grazia che non mortifica il passato, sostiene il presente e ci apre con speranza al futuro; grazia, cioè misericordia che non ci classifica per le nostre mancanza, ma ci armonizza in quel grande mosaico dove la bellezza è la fusione di tutti noi, con le proprie diversità. Dio voglia che questo mosaico sia completo in tutti i suoi tasselli, e che porti l’immagine di ciascuno di noi, in reciproco e stretto rapporto di comunione: è la visione del Santo Fondatore nella scala che univa cielo e terra, in forza dell’unità che esisteva fra i fratelli, tutti protesi al vivere l’esperienza di Cristo sullo stile di san Paolo: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.



Quali gli Auguri Natalizie 2009?

L’anno che si conclude è stato caratterizzato da due eventi che restano nella storia della nostra Congregazione, e non solo: la santificazione del nostro santo fondatore: 26 aprile, e la conclusione solenne del IV centenario della canonizzazione di santa Francesca Romana: 18 ottobre: solenne processione per i fori imperiali a Roma e 19-21 novembre Convegno Internazionale su Santa Francesca Romana.
Colmi di gratitudine, tutti noi ci porteremo davanti alla grotta di Betlemme, celebrando il grande amore del Padre, che ci ha tanto amato da donarci il suo Figlio. Il natale di Gesù testimonia che l’amore del Padre non viene meno, non si interrompe mai. Una luce brilla su di noi, a questa luce risplende ancora di più la santificazione del nostro san Bernardo e il dono luminoso del suo carisma; per questo mi sono soffermato in questa lettera natalizia a parlare di questo tema mai abbastanza approfondito, e della sua attuazione pratica.
“Una luce brilla su si noi” è la luce di Cristo che rende ancora più luminosi gli eventi avvenuti quest’anno. Non possiamo restare chiusi in noi stessi, ma dobbiamo aprirci ancora di più alla speranza e alla gioia.
Questo è il mio particolare augurio natalizio di quest’anno. La stella luminosa che è Cristo non sparisce mai dai cieli della nostra vita, dai cieli della nostra Congregazione, dai cieli dell’umanità.
I pastori che vegliano nella notte e scrutano l’aurora ci diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, la gioia e la forza della speranza. Tutti insieme, monaci, monache e suore della famiglia Olivetana, in cammino verso Betlemme, qualunque sia la nazione o il continente dove si trova il nostro monastero, là è la sorgente della nostra comunione. A Gesù, nella sua grotta vogliamo portare i doni dei confratelli e delle consorelle, la loro gioia, la loro fede, le loro sofferenze e le loro speranze, e soprattutto, la loro tensione verso la santità, certi che l’amore di Cristo valorizzerà e perfezionerà tutto. Questo il mio augurio benedicente per un Buon Natale 2009.
Un auguri che voi, amati Superiori, comunicherete a nome mio a tutti gli oblati e oblate, a tutti noi tanto cari.
La benedizione bene augurante, in questo tempo di preparazione al Capitolo Generale che stiamo vivendo, va soprattutto ai confratelli della Commissione Preparatoria: Abate Diego, Abate Charles, dom Giona, dom Gregorio M. Botelho, Stefano M. Brina e al suo Presidente, dom Donato M. Giordano, perché possano essere solerti strumenti e mediatori per una predisposizione dinamica e accurata di tutta la Congregazione a questo evento decisivo.





+ MICHELANGELO M. TIRIBILLI OSB OLIV
ABATE GENERALE DELLA CONGREGAZIONE BENEDETTINA OLIVETANA



Ringrazio il P. Abate generale per la bella lettera pastorale natalizia e per la sua benedizione, estesa anche a noi oblati.

È la manifestazione sincera ed affettiva di un padre che rinnova ai propri figli sì le sue legittime ed inevitabili preoccupazioni, ma contemporaneamente li sprona al superamento delle loro difficoltà e dei loro limiti, tenendo ben fisso il loro sguardo non solo alla grande grazia iniziale della loro chiamata, ma anche all’aiuto ed al conforto che questa grazia rinnovata può fornire loro nel tempo, insieme all’onnipresente paterna protezione del Santo fondatore, alla comunione fraterna di preghiera e di carità di tutta la comunità olivetana e del corpo intero della Chiesa stessa di Cristo.

Naturalmente come oblata mi sento implicitamente coinvolta nel vostro sforzo di preparazione all’evento importante del Capitolo Generale con la preghiera e nello sforzo di miglioramento del mio agire quotidiano secondo i doveri e gli obiettivi del mio stato, certa che anche voi non dimenticherete di sostenerci con la vostra preghiera come “piccoli fratelli” della Congregazione chiamati anch’essi alla santità.

L’Abate non si nasconde e non nasconde i pericoli, i timori e le difficoltà del tempo attuale, sia per l’attualizzazione della santificazione, che per il raggiungimento di quella carità forte auspicata come meta che richiede preghiera, rispetto, umiltà e pazienza ad ogni vita umana comunitaria dentro e fuori di un convento.
Questo sano realismo è ulteriore sprone ad una sincera verifica personale ed allo sforzo di alzare il livello di aspettative sia individuali che di appartenenza alla comunità .

Alla luce di tutto questo, vorrei presentare al Reverendo Abate il mio ringraziamento personale per la sua lettera natalizia tanto concreta quanto paterna, ed augurare a lui per il Nuovo Anno 2010 tutta la grazia, la forza morale e fisica e l’aiuto della Spirito Santo per gli obiettivi che tanto gli stanno a cuore sia per la sua Comunità che per la Chiesa intera.


Un’oblata
del monastero olivetano
di S. Francesca Romana
Roma

martedì 1 dicembre 2009

Per San Bernardo Tolomei al nostro ex Monastero di Santo Stefano a Genova


Giovedì 10 dicembre alle ore 18 nella chiesa (già monastero olivetano) di s.Stefano in Genova celebrazione eucaristica votiva di s. Bernardo Tolomei presieduta da Dom Valerio Cattana, abate emerito dell'abbazia di s. Benedetto in Seregno, con l'assistenza di Don Carlo Aluigi, abate-parroco di s. Stefano, tratteggerà la figura e spiritualità del santo Don Anthony Smithwick del
monastero di s. Prospero in Camogli.

lunedì 30 novembre 2009

Una riflessione del Padre Abate Generale dopo il Convegno romano dedicato a Santa Francesca Romana



DOPO IL CONVEGNO INTERNAZIONALE, ROMA 19-21 NOVEMBRE 2009
DEDICATO A

LA CANONIZZAZIONE DI SANTA FRANCESCA ROMANA
SANTITÀ, CULTURA E ISTITUZIONI A ROMA
TRA MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA

Ho sentito il bisogno di mettere in iscritto per condividerlo quanto ho provato al termine del Convegno, e che, per mancanza di tempo, non ho potuto condividere con i presenti neanche durante il omento in cui tutti i convegnisti si sono radunati intorno alla tomba di santa Francesca Romana per una breve preghiera di lode e di intercessione. Sentimenti preminenti nel mio animo: mi sono sentito gratificato dai contenuti e dallo svolgimento del Convegno Internazionale pienamente: ero molto ansioso e preoccupato per varie motivazioni fino al suo inizio. L'altro sentimento, ma molto più di un sentimento di per sé transitorio, è una profonda gratitudine alla Professoressa Signora Alessandra Romagnoli! Perché?
Spesso il Signore mette nella strada della nostra vita, e ci fa incontrare persone che veramente fanno molto di più che aiutarti: ti rivolgi a loro ed essi si appassionano così tanto che realizzano molto al di là di quello che ti aspetti.
Come sulla via della santificazione di San Bernardo, il Signore ha fatto incontrare alla nostra Congregazione padre Reginald Gregoire, così per concludere al meglio le manifestazioni organizzate dalle consorelle di Tor de’ Specchi e di noi monaci Olivetani per celebrare il quarto centenario della canonizzazione di Santa Francesca Romana, il Signore ha messo sulla nostra strada la competente professoressa Romagnoli.
La professoressa Alessandra, con la collaborazione indispensabile del nostro grande storico padre Giorgio M. Picasso, ha organizzato questo convegno al meglio. Anche quello che poteva sembrare una complicazione: il cambiamento giornaliero della sede, in fondo si è rivelata un'esperienza arricchente.
Un riconoscimento grato va a chi ha organizzato la parte logistica del convegno: vitto, alloggio e trasferimenti al nostro dom Giacomo Economo Generale della Congregazione. Sono sicuro che i relatori sono rimasti soddisfatti.
Mi sento riconoscente anche verso l'onorevole Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ci ha ottenuto il patronato del governo per il convegno, con un discreto finanziamento.
Naturalmente, la nostra riconoscenza più sentita va soprattutto verso il buon Dio, datore di ogni dono. È bene tenere presente che le celebrazioni liturgiche in onore della Santa si ripercuotono nell'eternità. Un Convegno, anche attraverso gli Atti (che saranno pubblicati appena possibile) prolunga nel tempo, nella storia, nelle generazioni che si succedono la conoscenza della Santa e di tutto quello che la vita e le opere di Santa Francesca Romana ha suscitato nella spiritualità, nella cultura, nell'area del sociale, ma anche promuove e stimola l'approfondimento di alcuni aspetti della personalità della Santa e magari la revisione di alcuni giudizi su alcuni eventi che la riguardano.
Per questo, in un certo senso, sarebbero state incomplete le iniziative per celebrare questo quarto centenario, se non ci fosse stato questo convegno, che ha visto tante personalità sapienti e competenti i quali ci hanno fatto riflettere su Francesca Romana e su quanto è connesso con lei; in particolare sul patrimonio artistico, così importante; proprio nel giorno conclusivo del Convegno il Santo Padre si è ritrovato con gli artisti in Vaticano per dare il proprio omaggio all'arte e riconoscerne la grande importanza, anche per la Chiesa.
Concludo citando ciò che il comitato scientifico si era proposto nell'organizzare il Convegno Internazionale: com'è stato scritto nel libretto introduttivo al quarto centenario: “Il quarto centenario può costituire l'occasione opportuna per allargare gli orizzonti dell'indagine ad altri aspetti perché saranno al centro del Convegno Internazionale che si svolgerà a Roma nell'autunno. L'impegno del comitato scientifico è rivolto a promuovere nella ricerca, identificando nuove prospettive storiografiche fra medioevo e età moderna, con una particolare attenzione alle vicende del culto, alle vicende storiche dell'istituto fondato dalla Santa. Attraverso la grande icona devozionale di Francesca è possibile infatti riscoprire una parte importante della vicenda culturale religiosa artistica di Roma”.
Penso che tutti i partecipanti al Convegno saranno del parere che questi obiettivi sono stati raggiunti e tutti, ne siamo stati arricchiti non solo culturalmente, ma anche nello spirito, per una migliore comprensione della realtà, e una più accurata conoscenza della Santa.


P.S. L’Osservatore Romano del 23-24 novembre 2009 ha dedicato due articoli al nostro Convegno Internazionale.

venerdì 11 settembre 2009

I festeggiamenti in onore di San Bernardo Tolomei a Vista Hermosa, Tlanepantla, Mexico

Por razones pastorales, el 22 de agosto de 2009, hemos celebrado la festividad de S. BERNARDO TOLOMEI, y de manera especial, hemos recordado la canonización realizada en Roma el pasado mes de abril por S. S. Benedicto XVI.
Mons. Carlos Aguiar Retes, Arzobispo de Tlalnepantla, ha presidido la celebración litúrgica, acompañado por Mons. Ricardo Guizar Díaz, Arzobispo Emérito de Tlalnepantla; por el Revmo. Abad Jorge Acuña, de la Abadía del Tepeyac, Cuautitlán Izcalli, por una delegación de Monjes Benedictinos de la Abadía del Tepeyac; Monjas de la Abadía de N. Sra. De Guadalupe de Ahuatepec, Morelos; y de representaciones del Clero diocesano y religioso de la Arquidiócesis.
Alumnos del curso de preparatoria, Docentes y Directivos del INSTITUTO TOLOMEI han asistido a la celebración, ya que la institución escolar, desde su fundación en el año 1967, fue dedicada para recordar al Fundador de la Congregación Benedictina de Monte Oliveto, a la que han pertenecido los Monjes de la Fundación Monástica.

Numerosa ha sido la presencia de la Comunidad Parroquial de San Benito Abad, acompañada por su Párroco, dom Ireneo Caputo Francabandera, Monje de la misma Congregación Benedictina de Monte Oliveto.
Digno de especial mención, el entusiasmo del grupo de Catequistas que han organizado muchos aspectos de la celebración, tanto litúrgica, como de la convivencia realizada en las instalaciones del INSTITUTO TOLOMEI.
Estos acontecimientos han sido preparados por diferentes iniciativas, tanto en la escuela como en la Parroquia, para dar a conocer la figura del Santo. Su figura de estudioso, su anhelo de búsqueda de Dios conforme a la enseñanza de la Regla de S. Benito, su servicio a la Iglesia mediante la Congregación de Monjes de Monte Oliveto que participan su carisma en las diferentes presencias del mundo, y también en México con la Obra “Vita et Pax”.

giovedì 10 settembre 2009

La nuova scultura di San Bernardo Tolomei a Monte Oliveto Maggiore


In occasione della festa della Natività di Maria, Patrona della nostra Congregazione, è stata inaugurata a Monte Oliveto Maggiore una nuova statua in marmo di Carrara, opera dello scultore senese Massimo Lippi, benedetta dal P. Abate Generale, dopo la celebrazione dei Vespri e la processione col simulacro di Maria Bambina. Collocata nella zona absidale della Chiesa abbaziale, l'immagine del Santo ricorderà ai fedeli e ai visitatori il volto e la concentrazione in Dio di colui che in obbedienza allo Spirito Santo ha dato inizio alla storia della famiglia monastica di Monte Oliveto, fra santità, cultura e incessante desiderio di conversione a Cristo Signore.

lunedì 7 settembre 2009

I festeggiamenti a San Bernardo Tolomei all'Abbazia del Bec


I carissimi fratelli monaci e le sorelle "moniales oblates" dell'Abbazia del Bec, celeberrimo chiostro di millenaria tradizione monastica, teologica e liturgica, dai tempi di Sant'Anselmo sino alla vivace e ancora feconda testimonianza ecumenica lasciata dall'abate dom Paul Grammont, ci informano che il 12 settembre si terrà un importante simposio dedicato al grande Santo di Aosta, abate del Bec e poi arcivescovo di Canterbury. Inoltre l'8 ottobre p.v., nell'ambito di un importante convegno di tutti gli abati benedettini e cisterciensi di Francia, alla presenza del Padre Abate Primate verrà festeggiato, in forma solenne, il nostro Santo Fondatore Bernardo Tolomei.

lunedì 31 agosto 2009

I festeggiamenti per San Bernardo Tolomei all'Abbazia di Rodengo


Il Padre Priore dell'Abbazia Olivetana di Rodengo, antica fondazione cluniacense dedicata a San Nicola, ci comunica che il giorno 11 ottobre p.v. alle ore 18.30 si terrà nella Chiesa abbaziale una solenne concelebrazione eucaristica, presiduta dal Vescovo di Brescia mons. Luciano Monari, in onore di San Bernardo Tolomei e nel gioioso ricordo della sua recente canonizzazione. Il caro confratello Padre Alfonso Serafini ci informa altresì che parteciperanno a tale solenne liturgia il Prefetto di Brescia e il Presidente della Provincia bresciana oltre al Sindaco di Rodengo e ad altre personalità civili, culturali e religiose. Intento primario della giornata sarà manifestare al Signore la gratitudine dell'intera Comunità olivetana di Rodengo per la grazia dell'avvenuta canonizzazione.

Il cimitero della Misericordia di Siena e San Bernardo Tolomei


Il cimitero monumentale della Misericordia di Siena, sorge, come è noto, nell'area ove a suo tempo fu edificato il secondo monastero della nostra Congregazione, il cenobio di San Benedetto a Siena. Sappiamo che per assistere i fratelli di quella Comunità e certamente tutti coloro che avrebbe incontrato lungo la strada e le vie di Siena il nostro Santo Padre Bernardo lasciò l'Archicenobio di Monte Oliveto durante l'imperversare della grande epidemia di peste del 1348.
Là a Siena egli trovò la morte e forse in un'area non lontano dallo stesso monastero, certamente in una fossa comune per le evidenti ragioni igieniche, San Bernardo Tolomei fu sepolto. Tali vincoli storici e architettonici sono resi evidenti dalla sussistenza in alcuni ambienti semisotterranei della necropoli senese di notevoli residui architettonici, grandi corridoi caratterizzati da altissime volte, che pertengono senz'altro all'antica fabbrica del nostro monastero. Tali ragioni, ma più ancora i notevoli legami spirituali e devozionali hanno convinto la Magistratura della Misercordia di Siena a intitolare il piazzale antistante la Chiesa del Camposanto a San Bernardo Tolomei e ad inoltrare all'Arcivescovo Metropolita di Siena la richiesta di dedicare la stessa Chiesa del Cimitero al nostro amato Fondatore.

giovedì 27 agosto 2009

Una nuova statua di San Bernardo Tolomei in Corea


I nostri dilettissimi fratelli del Monastero della Corea, intitolato a San Bernardo Tolomei, ci riferiscono con grande gioia da noi tutti condivisa, che il primo festeggiamento in onore del nostro Santo Fondatore è culminato, lo scorso 19 agosto, con la benedizione da parte del Vescovo di Masan di una nuova statua di San Bernardo.

lunedì 10 agosto 2009

Giuliano Ghelli, l'artista del Palio per San Bernardo Tolomei



Nel drappellone dipinto da Giuliano Ghelli “l'ineffabile linguaggio colorato” - così lo definisce lo stesso Carlo Pedretti - dà vita ad una rappresentazione dove la parola, nonostante gli sforzi, non riuscirà mai, in maniera esauriente, a spiegare quello che l'artista ha creato. Ritorna l'eterna diatriba fra il messaggio iconografico e il messaggio scritto. Su quanto la parola cerchi, inesorabilmente e senza fortuna, di tradurre quello che l'occhio vede, carpisce, scova e interpreta attraverso i sensi stimolati dall'immagine.Nella seta, ricoperta dal colore pieno, dominano il celeste acqua e il giallo ocra. Sui lati i barberi con i colori delle dieci Contrade. La continuità della Carriera attraverso il gioco dei bimbi che, durante tutto l'anno, dilata le date prettamente paliesche. Per questo la riconoscibilità, nel dipinto, di una porta metaforica aperta alla e sulla vitalità contradaiola e la partecipazione senese. Al centro, su uno sfondo rosso, cinque cavalli e, in alto, una Madonna bambina che sorregge la Balzana (lo stemma di Siena) e, dall'altra parte, il simbolo che richiama la dedica al Santo senese Bernardo Tolomei.La libertà creativa di Ghelli quasi implode dalla trama di stoffa, riconoscibilissima per la magia che il colore, racchiuso dentro il tratto, riesce a scatenare con la trasposizione concettuale del pensiero, abilmente materializzato da una mano sapiente.“Ogni aspetto o situazione può essere contaminato - ha dichiarato l'artista - così come dipingere un'emozione quale è il Palio, al quale mi sono avvicinato pur sapendo che è una Festa solo dei senesi”.Nella sua opera la Festa ritorna, d'impatto, alla sua dimensione più pura: il gioco.I cavalli non sono montati dai fantini, ma infilati in aste bianco/nere (un richiamo alla senesità) come quelli delle giostre, così come il bestiario contradaiolo viene proposto nella sua dimensione ludica unica al mondo. Intorno, disseminati qua e là, i fregi che ritroviamo nella produzione di Giuliano Ghelli: pennellate di colore come pezzetti d'anima impreziosiscono, con cromatismi solari, il drappo dal quale, a forza, emerge il senso della corsa.Il drappellone, infatti, contiene tutti gli elementi che gli sono richiesti, l'originalità sta nel fatto che Ghelli ha fatto emergere, dalla sua tavolozza fisica e mentale, solo la peculiarità e il fine del Palio: la gioia nel divertimento, la felicità della vita. Il gioco, appunto. La parte drammatica, quella relativa a chi perde, è dentro la componente umana della quale, giustamente, non c'è traccia, anche perché ognuno la vive in maniera strettamente individuale ed unica.Una visione in bilico tra l'onirico e il tangibile, tra il fantastico e il reale, carica di significazione con marche di ricordi che accomunano tutti noi.Giuliano Ghelli, artista fiorentino conosciuto ed apprezzato a livello internazionale, è riuscito ancora una volta a connotare di originalità un percorso professionale che ha attinto, e lo si vede, dal New Dada e dalla Pop Art, ma aggiungendo, rimanipolando, personalizzando e universalizzando, attraverso la propria esperienza e cultura, le sensazioni che solo in pochi riescono a concretizzare per generare un prodotto artistico.

di Roberta Ferri


Giuliano Ghelli

Nato a Firenze nel 1944 vive a San Casciano Val di Pesa, nel Chianti Fiorentino. Ha esordito a Milano nel 1963. Nel '75 è “Segnalato Bolaffi” .Dopo la sua prima personale all'estero, Parigi 1974, ha esposto negli U.S.A., Australia, Germania, Belgio, Grecia, Spagna, Portogallo, Giappone, Russia. Nel 1992 è al Castello Sforzesco di Milano, “In Viaggio Con Leonardo”, personale curata da Carlo Perdetti.Nel 1995 realizza, su commissione della Mercedes Benz Italia, un ciclo di venti grandi dipinti per la nuova direzione di Roma. Nel 1995 e '96 dipinge il “Premio Maestri del Cinema” di Fiesole, assegnato a Robert Altman, Mario Monicelli e Alberto Sordi. Nel 2000 personale a Sydney in occasione dei Giochi Olimpici. Nel 2001 ha tenuto presso il Museo Pecci di Prato la personale dal titolo“La Parola Colorata”Dal 2002 i suoi busti dipinti diventano il “Premio Milano per la Moda”.È stato prescelto dalla Toyota per il calendario ufficiale 2003 in 1.500.000 copie in Giappone. Dal 2002 inizia il percorso con il suo “Esercito di Terracotta” dell'Impruneta, a Villa Demidoff e al Convitto della Calza a Firenze, Palazzo Pretorio di Certaldo, Museo Archeologico di Massa marittima, Teatro Romano di Fiesole, Castello dei Conti Guidi a Poppi, Vecchie Carceri di Radda in Chianti e, nel 2008, a Palazzo Medici Riccardi a Firenze, nell'ambito del Genio Fiorentino, e al Palazzo dell'Abbondanza di Massa Marittima. Nel febbraio 2008 ha presentato una personale all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, in contemporanea con il lancio della nuova Fiat 500 per il Giappone realizzando un esemplare unico della vettura con un suo intervento pittorico. Realizza l'immagine per il festival internazionale 7 Sois 7 Luas nell'ambito del quale ha tenuto nel 2008 personali a Oeiras e Castro Verde in Portogallo, Cartaya e Castril in Spagna e Tetuan in Marocco. Nell'agosto personale al Palazzo dell'Abbondanza di Massa Marittima e alle Vecchie Prigioni del Palazzo del Podestà di Radda in Chianti. A Settembre al Centro Espositivo Comunale “ La Filanda” di Loro Ciuffenna. Nel Marzo 2009, Firenze-Sala d'Arme di Palazzo Vecchio. A Maggio, Modena-Galleria Modenarte e Gipsoteca dell'Istituto d'Arte Venturi. In Novembre, Padova-Scuderie di Palazzo Moroni . E' presente su “L'arte del '900” di Lara Vinca Masini Edizioni Giunti - L'Espresso. Nel dicembre 2007 è stata costituita la “FONDAZIONE GIULIANO GHELLI” a Poppi (Arezzo) dove è allestita una sua mostra permanente. www.giulianoghelli.it www.fondazionegiulianoghelli.org
Testi e immagine dal sito del Comune di Siena: http://www.comune.siena.it/news

Palio di Agosto, la presentazione e le immagini del Drappellone di Giuliano Ghelli




In un Cortile del Podestà gremito da contradaioli di tutte le generazioni, è stato accolto con un applauso il Drappellone di Giuliano Ghelli. Un Palio sicuramente molto diverso da quello di luglio, quando in molti avevano fatto notare il poco utilizzo dei colori da parte di Eugenia Vanni.

Ghelli ha utilizzato invece molto colore, il rosso intenso che va a disegnare una T su tutta la parte centrale, il verde acquamarina ai lati, il giallo dei cavalli del Merry go round, la giostra amata da tutti i bambini, la giostra che fa sognare, così come fa sognare la giostra del Palio. Ai lati i dieci barberi delle contrade che saranno in Piazza il 16 agosto. In alto, la Madonna, che in una mano sorregge il simbolo della balzana mentre con l'altra sostiene una nuvola con la scritta Santo Bernardo Tolomei, a cui è dedicato, oltre ovviamente che alla Madonna Assunta, questo Palio del 16 agosto.

Dunque "l’ineffabile linguaggio colorato", come lo ha definito lo stesso Carlo Pedretti durante la presentazione, “dà vita ad una rappresentazione dove la parola, nonostante gli sforzi, non riuscirà mai, in maniera esauriente, a spiegare quello che l’artista ha creato”. "Ritorna l’eterna diatriba fra il messaggio iconografico e il messaggio scritto. Su quanto la parola cerchi, inesorabilmente e senza fortuna, di tradurre quello che l’occhio vede, carpisce, scova e interpreta attraverso i sensi stimolati dall’immagine " - si legge nella nota del Comune.

Un Drappellone che, secondo alcuni intervistati a fine presentazione, crea allegria per i colori, ma anche per l'iconografia della giostra, la semplicità di alcuni particolari disegnati come da una mano di un bimbo. Il gioco, appunto. La parte drammatica, quella relativa a chi perde, è dentro la componente umana della quale, giustamente, non c’è traccia, anche perché ognuno la vive in maniera strettamente individuale ed unica. Una visione in bilico tra l’onirico e il tangibile, tra il fantastico e il reale, carica di significazione con marche di ricordi che accomunano tutti noi.

Non tutti i contradaioli intervistati sono però rimasti impressionati favorevolmente dal Drappellone dell'artista fiorentino. Una semplicità che forse non tutti hanno avuto modo di capire. Molti lamentano appunto questa semplicità. E' sicuramente un Drappellone che, come ormai accade da alcuni anni, non segue molto la tradizione, ma che decisamente guarda avanti al futuro in maniera molto intensa. Tutto ciò era aspettabile da chi, come Ghelli, vive intensamente i suoi lavori inseriti nel grande mondo della Pop Art internazionale. Secondo altri si è passati da un estremo ad un altro tra luglio ed agosto nell'utilizzo dei colori. Altri, vogliono rivederlo meglio perché hanno capito che è un'opera che a prima vista può non colpire positivamente ma che con il tempo può piacere molto.

Comunque resta sempre il fatto che quando poi un Palio è vinto ed è nel proprio museo è sempre bello. Adesso inizia il gioco della cabala. Da stasera si inizieranno a cercare i segni e simboli che magari legano l'opera ad una particolare Contrada. Impossibile non notare la grande T rossa, andando indietro nel tempo l'ultimo Drappellone con una T centrale è stato quello del Palio straordinario del 2000 vinto dalla Selva, che però ad agosto non corre. La T può ricordare la Torre, Trecciolino, il tredici, bisognerà vedere quale cavallo avrà il n.13 di coscia, per esempio. Visibile anche la grande spirale disegnata in fondo, quella che rappresenta la giostra, oltre ad altre 4 piccole spirali disegnate in alcuni punti dell'opera. la spirale può ricordare sicuramente la Chiocciola, noi possiamo solo rivedere i Palii del passato e notare che ancora una volta l'ultimo Drappellone con le spirali era quello disegnato da Del Casino nel luglio del 2003 ancora una volta vinto dalla Selva, che come detto non partecipa a questa Carriera. Altri riusciranno invece ad avvicinare alla propria Contrada le frecce colorate, le nuvole, i colori.

Il Drappellone come sempre, ma questo in particolare è ricco di simbologie ognuno come sempre leggerà la sua.

Testo di Elena Casi
Le immagini sono di Giuseppe Pisastru.
(dal sito http://www.sienafree.it)
La prima fotografia ritrae, fra gli altri, il nostro Padre Abate Generale durante la presentazione del "drappellone" svoltasi il 10 agosto 2009 nel palazzo del Comune di Siena.

Il Palio dell'Assunta dedicato a San Bernardo Tolomei: il "drappellone" di Luciano Ghelli ha l'emblema olivetano


Siena è Siena e il Palio è il Palio. Per i non senesi è arduo comprendere quanto questo evento assorba letteralmente tutto ciò che ha a che fare con la vita e la storia della città di Santa Caterina. Non meraviglia dunque scoprire come un evento di piazza, una corsa di cavalli, la secolare sfida di non poche contrade arrivi a lambire anche la sfera "ecclesiale" della quotidianità senese. Ecco dunque che dalla monumentale Piazza San Pietro in Vaticano, con la mirabile e austera liturgia presieduta dal Santo Padre e, ancora, dalla quiete delle colline di argilla e cipressi di Monte Oliveto quell'evento eccezionale che è stato la canonizzazione del nostro San Bernardo rimbalzi di un colpo -non si sa come!- nell'oggetto che il simbolo per eccellenza del Palio stesso: il "drappellone", ovvero quel "cencio", il "pallium", che si dà in premio alla contrada che ha vinto il palio. Quest'anno è toccato ad un noto artista fiorentino, Luciano Ghelli, dipingerlo e l'artista non ha mancato di richiamare nella sua pittura il dedicatario per questo 2009 della celebre corsa senese. L'immagine qui scelta mostra un dettaglio dell'intero "drappellone", un dettaglio che ci riguarda profondamente, facile individuare quel dettaglio e la ragione della nostra emozione. Qui di seguito riportiamo un vivace commento relativo alla notizia della presentazione del dipinto avvenuta a Siena, in Comune, il giorno 10 agosto. Il testo è ricavato dal sito http://blog.intoscana.it
Il Palio di Siena è l’emozione della vita per ogni senese. Difficile comprenderlo al di fuori della città, anche se ormai il Palio è patrimonio universale non fosse che per la conoscenza mediatica. Raramente, però, da senese, ho percepito così tanta emozione nel misurarsi con il Palio, come con Giuliano Ghelli, l’artista fiorentino al quale è stata affidata la realizzazione del drappellone del 16 agosto. Emozione e rispetto, ma anche profonda gioia nel realizzare un’opera che Ghelli sognava da tanti anni: “Fare il Palio era il mio sogno”, mi ha detto quando sono andato a trovarlo nella sua splendida casa nelle campagne di San Casciano, dove ha dipinto il drappellone. Una visita fatta per realizzare una videointervista per intoscana.it (il video allegato in questo post), ma all’indomani della consegna del “Cencio”, tanto per non cadere in tentazione…
Si capisce subito l’empatia naturale tra Ghelli e la festa senese, a cominciare dal cavallo. Ce ne sono, di barberi, in tanti quadri che affollano lo studio, nel delizioso “Piccolo acrilico fertile”, pieno di azzurro splendente, per esempio, o in “Viaggi del tempo immobile” in omaggio al libro di Roberto Vecchioni. E il cavallo non potrà non esserci nel drappellone di un pittore fiorentino che vive nel Chianti, ma che ha imparato ad amare Siena e a guardare con ammirazione all’emozione dei senesi per la propria Contrada.
Altri artisti fiorentini hanno dipinto il Palio di Siena: Luca Alinari, Sandro Chia, Luciano Schifano, Antonio Bueno e quel Marco Borgianni, che insieme a Ghelli (e con Sauro Amegli, Marco Cipolli e Alfio Rapisardi ) esporrà a Siena dal 5 agosto alla Galleria Piaggia della Morte, a due passi da Piazza del Campo. Ma il legame di Ghelli con la città del Palio appare agevolato da alcune circostanze: la famiglia senese della compagna, in primo luogo. Le memorie della casa in via del Casato dove Sandra Stanghellini, battezzata nella Tartuca, trascorreva tanti giorni delle sue estati dell’infanzia, il nonno Metello – “l’uomo più bello che abbia mai visto “ scrive lei in una sue poesia – appaiono il trait d’union naturale tra Siena e Giuliano Ghelli. Ma il legame è già nella stessa poetica pittorica dell’artista, così connaturata al sogno. E non c’è nulla di più simbolico del drappellone, per i sogni dei senesi: “I quadri di Ghelli sono ritornelli, quadri limpidi come stornelli”, ha scritto Vincenzo Mollica. E i sogni dei senesi nei giorni di Palio, le ansie delle ore della vigilia, sono tutte punteggiate da stornelli, pieni di fierezza, ma anche di malinconia e di speranza di vittoria. Colorata di mille tinte. Come un quadro di Giuliano Ghelli. Come un sogno.

sabato 8 agosto 2009

L'ultima lettera del Padre Abate Primate, Dom Notker Wolf, dedicata a San Bernardo Tolomei


Siamo felici di condividere con i nostri amici visitatori la gioia provata nel leggere l'inizio dell'ultima lettera del Padre Abate Primate della Confederazione Benedettina (cfr. www.osb.org), Dom Notker Wolf. Nel giorno della Festa della Trasfigurazione, egli, dalla sede primaziale della Badia di Sant'Anselmo sull'Aventino a Roma, ha scritto e indirizzato, come sua periodica consuetudine, una lettera circolare a tutte le abbazie e monasteri del mondo. Ecco qui riportato l' incipit di quella missiva, con evidenziate le parole che si riferiscono al nostro Fondatore:

Cari sorelle e fratelli,

Regna la pace a Sant' Anselmo. L'anno accademico si è concluso il 29 giugno. I professori e gli allievi sono partiti per le vacanze. P. Juan Javier Flores, il nuovo Rettore Magnifico è entrato in carica ed il nuovo Priore, P. Elias Lorenzo sta imparando l'italiano. Qui rimane soltanto un piccolo gruppo per mantenere la casa durante il calore dell'estate. I nostri progetti di costruzione e rinnovamento continuano: tetti, l'installazione di un sistema di Internet per tutta la casa, una nuova pianta elettrica e, specialmente, la progettazione della nuova aula. Tutti questi argomenti sono stati ancora esaminati lo scorso giugno alla riunione congiunta del mio Consiglio e della Commissione Finanziaria per Sant' Anselmo.

All'inizio di luglio sono stato in Cina e in Corea del Nord. In Corea del Nord ho firmato un contratto per la fondazione di un riparto day hospital presso il nostro ospedale. Ho spostato fino all' anno prossimo un viaggio pianificato per la prima metà di agosto. Ciò mi da la possibilità di riposarmi un po', recuperare le mie risorse e di occuparmi del montagna di corrispondenza che si è accumulata. Anche se spendo la giornata alla mia scrivnia trovo il tempo la sera per alcune vasche della piscina.

Voglio parlarvi della canonizzazione il 26 aprile scorso di San Bernardo Tolomei, il fondatore di Monte Oliveto e con esso della Congregazione Benedettina di Monte Oliveto. Durante un periodo di riforma monastica, nell'anno 1313, San Bernardo Tolomei si è ritirato con i suoi compagni da Siena a Monte Oliveto ed ha fondato la sua comunità basata sulla regola di San Benedetto. È morto della peste che ha contratto curando con grande abnegazione le vittime di questa malattia. La sua canonizzazione era lungamente in ritardo dato i grandi benefici per la chiesa durante i secoli dalla sua fondazione, ora sparsa oltre all'Europa in America, in Africa ed in Asia. Sto pensando ugualmente alle molte Olivetane che lavorano fruttuosamente in Svizzera e in Corea del Sud. Anche in Cina è stato possibile restituire l'ex comunità a Yanji. È veramente stupefacente che cosa può realizzare un uomo durante i secoli, che vuole seguire Cristo e può ispirare altri per agire in tal modo. I nostri auguri all'Abate Generale Michelangelo Tiribilli, alla sua comunità e congregazione e tutte le Olivetane per questa canonizzazione che inoltre riflette alcuna della gloria sulla famiglia benedetttina in generale. Alla conclusione della canonizzazione il Santo Padre ha sottolineato la grande importanza della vita benedettina per la Chiesa. Speriamo che nostri altri beati benedettini siano riconosciuti dalla chiesa universale tramite la canonizzazione.

lunedì 3 agosto 2009

La prima, solenne festa per san Bernardo Tolomei nella sua abbazia


L'archicenobio di Monte Oliveto Maggiore, casa madre della Congregazione fondata da San Bernardo Tolomei, ha reso noto il programma dei festeggiamenti in occasione della prima solennità liturgica in onore del nuovo Santo. Il giorno 18 agosto p.v. si terranno i solenni primi vesprie e un solenne ufficio vigliare nel coro della chiesa abbaziale. Il giorno 19 agosto, invece, la comunità monastica celebrerà le lodi mattutine nella grotta tradizionalmente ritenuta la prima dimora eremitica del santo nell'inizio "anarcoretico" della nostra famiglia monastica, negli anni dal 1313 al 1319. Alle ore 10.45 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, presiederà la solenne concelebrazione pontificale cui parteciperanno i Vescovi di Siena e di Arezzo, oltre naturalmente al nostro Padre abate generale. Al pomeriggio, alle ore 18.30, si terranno i solenni vespri pontificali. Questi ultimi saranno preceduti da un concerto d'organo eseguito nella chiesa abbaziale da Sergio Militello che inizierà alle ore 17. In tale solenne circostanza sarà presentata la tela restaurata di Fabrizio Carolari, mirabile ritratto dei nostri Santi Padri Benedetto e Bernardo (1773), qui visibile nella foto sovrastante. L'opera è stata riportata alla originale bellezza dalla perizia del noto restuaratore Daniele Rossi (www.danielerossi.it), già responsabile del riuscito programma di restauro che ha interessato il ciclo di affreschi del Sodoma e del Signorelli del grande chiostro di Monte Oliveto. Il Padre abate generale ha altresì comunicato che il 7 novembre si inaugurerà presso l'archicenobio la mostra «Giovanni Bernardo Tolomei: Testimoniare Cristo con la vita". Nell'imminenza di questo giorno di grazia, che riporta il cuore di tutti i monaci e le monache, gli oblati e le oblate della famiglia monastica olivetana al 26 aprile scorso, il Padre abate generale ha diffuso questa lettera inviata a tutte le comunità:

19 Agosto 2009: Un giorno da vivere alla grande!

"Il Dono” per Rafforzare L’Unità, La Solidarietà, La Carità

A tutti i Carissimi Confratelli e alle Dilettissime Consorelle,
agli oblati e oblate della famiglia Olivetana,

Il 26 aprile u.s. nella omelia che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato per la Canonizzazione del nostro Santo Fondatore, San Bernardo Tolomei, la concludeva con questo auspicio: “…tradurre la nostra fede in una vita dedicata a Dio nella preghiera e spesa al servizio del prossimo sotto la spinta di una carità pronta anche al sacrificio supremo”.
L’auspicio del Santo Padre trova una occasione per avere una accelerazione nella sua attuazione: il 19 agosto p.v., I° festa liturgica del novello Santo. Una giornata che vivremo, tutti quanti, alla “GRANDE”! Ciò significa che terremo presente quanto dice il nostro Corpo Costituzionale. Al n°1, dopo l’analisi del nostro sorgere e del nostro sviluppo, è evidenziata una delle nostre peculiari caratteristiche: “…si realizzava così un’unità intorno a Monte Oliveto. Questa stretta unità delle comunità tra loro e con la Casa Madre di Monte Oliveto garantiva lo stesso slancio spirituale nelle diverse case (loci!); grazie al Capitolo Generale e al ministero dell’Abate Generale sviluppava un Unum Corpus che faceva crescere la carità fraterna al di là dei limiti di ogni monastero. Essa rendeva così le Comunità profondamente solidali le une con le altre”. Sempre all’inizio delle nostre Costituzioni, un po’ più avanti si precisa ulteriormente: “…la nostra stabilità nella Congregazione, di cui l’Archicenobio di Monte Oliveto Maggiore ne è la fonte, conferisce all’Abate di quel luogo una responsabilità speciale nella custodia e nello sviluppo della comunione fra tutti i monasteri. Abate di Monte Oliveto, egli è anche Abate Generale della Congregazione, con tutti i poteri inerenti a questo ministero, soprattutto il dovere di mantenere vivo e far crescere l’unità della carità tra tutti i fratelli, dei quali egli ha la responsabilità ultima”.
A proposito poi del nostro Archicenobio di Monte Oliveto Maggiore, al n°105 delle Costituzioni si legge: “…quale inizio e centro spirituale della Famiglia Olivetana, è il monastero cui si riferisce e fa capo tutta la Congregazione”. E’ evidente allora la motivazione di questo scritto: ogni Monaco e Monaca, come ciascuna Comunità Olivetana hanno il dovere e la gioia di fare della giornata del 19 agosto p.v., al di là delle distanze, un grande passo avanti nella fraternità, nella solidarietà e nella carità; come nessuno verrà meno nell’intercedere dal Santo Fondatore una particolare benedizione e grazia per la Casa Madre, e per il successore di San Bernardo Tolomei. “I monaci… lo aiutino con le preghiera”. (Dir. 255) I monaci poi, iniziando dall’Abate Generale, confidano molto nelle preghiere ancora più fervorose di voi monache e suore della nostra famiglia Olivetana; non solo, ma la vostra partecipazione numerosa alla Canonizzazione del nostro Fondatore rafforza la direttiva delle Costituzioni Olivetane: “La Congregazione avrà un’attenzione particolare alle Comunità femminili, a qualunque titolo giuridico legate alla Congregazione”. (Cost. n°167) Celebriamo con gioia e solennità, e soprattutto viviamo intensamente questa prima grande festa di Bernardo Tolomei, Santo! Il nostro confratello Dom Modesto Scarpini nella sua opera storica “I Monaci di Monte Oliveto”, così descrive cosa accadde nel 1673 in occasione della Beatificazione del nostro Fondatore: “Il Padre Generale, Dom Domenico Minutoli di Lucca, ordinò che, per la prossima festa del Fondatore, a cui era stata annessa anche l’indulgenza plenaria, si facessero pubbliche dimostrazioni di pompa e di venerazione in ogni monastero, consegnando a tal uopo ai Visitatori molte medaglie, immagini e piccole Vite da distribuirsi tra i fedeli. Tale festa fu ottenuta anche per la diogesi di Siena da quel cardinale arcivescovo, Celio Piccolomini.
In molti luoghi, dentro e fuori dell’Ordine, si eressero nuovi altari al nuovo Beato: si prepararono funzioni solenni. La prima celebrazione fu fatta nell’Archicenobio. Ivi, al lato destro dell’altar maggiore, il Minutoli aveva fatta preparare la cappella per il Beato, con stucchi, pitture, dorature, e specialmente con un quadro di buona mano, rappresentante la Madonna che porge la veste religiosa al Beato… Le feste furono rallegrate da fuochi d’artifizio. Gli altri monasteri cercarono di emulare e superare l’Archicenobio”.
E’ vero… il momento che sta attraversando attualmente la Congregazione non è dei migliori. Ma faccio mie le parole e le esortazioni del mio predecessore, Dom Benedetto Buongiovanni di Verona, che in una situazione difficile scrisse, il 25 maggio 1677, a tutti i monasteri della Congregazione: “…se non declineremo dal sentiero delle nostre santificate osservanze, non languirà tra noi quella sollecitudine della Monastica Disciplina, che ne qualifica per figli non degeneri del nostro SS.mo Fondatore. Dunque, preso il consiglio del Nazianzeno, Demus operam, ne torpescamus ad bonum; spiritu ferveamus, ne alioquin paulatim obdormiamus, e viveremo giorni pacifici fra i nostri chiostri nel santo servizio di Dio, da cui imploro a V.P. ed a tutti codesti Dilettissimi Monaci l’affluenza delle Sue Benedizioni.”

Benedico tutti voi di cuore e con rinnovato affetto.

Come fratello nel Signore Affettuosissimo di cuore,


+ MICHELANGELO M. TIRIBILLI OSB OLIV
ABATE GENERALE
DELLA CONGREGAZIONE BENEDETTINA DI SANTA MARIA DI MONTE OLIVETO

ABBAZIA DI MONTE OLIVETO MAGGIORE, LI 31 LUGLIO 2009


COMUNICAZIONE:
Per questa I° festa di San Bernardo Tolomei è stato pubblicato il libro di Dom Giovanni Brizzi OSB: “ICONOGRAFIA DEI SANTI BERNARDO TOLOMEI E FRANCESCA ROMANA (SECOLI XV - XX). SAGGI E TESTIMONIANZE ICONOGRAFICHE RACCOLTI CON LA COLLABORAZIONE DI M. TAGLIABUE” Cesena, Centro Storico Benedettino Italiano, 2009. (ITALIA BENEDETTINA, 33)
Ricordo che il preannunziato Congresso Storico Internazionale a conclusione del IV Centenario della Canonizzazione di Santa Francesca Romana si svolgerà a Roma da giovedì 19 (ore 9:00) a sabato 21 novembre (ore 13:00). Il tema è: LA CANONIZZAZIONE DI SANTA FRANCESCA ROMANA - SANTITÀ, CULTURA E ISTITUZIONI A ROMA FRA MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA.

La solennità di San Prospero nel monastero di Camogli



Davvero ricco e articolato è per quest'anno il programma liturgico e culturale per la solennità di San Prospero previsto dal priore, padre Beda Pucci e dalla piccola ma operosa comunità monastica del cenobio olivetano, fondato nel 1880 dall'abate Giovanni Schiaffino, notevole figura di asceta e paleografo insigne, nella nota località ligura della Riviera di Levante.
Sabato 12 settembre alle ore 10 il professor dom Giorgio Picasso, monaco olivetano, preside emerito della facoltà di Lettere dell'Università Cattolica di Milano terrà una conferenza sulla figura del fondatore del monastero di Camogli, l'abate Schiaffino, colto nella sua triplice importanza: di protagonista della rinascenza olivetana del secolo XIX, di esperto paleografo e studioso di testi antichi e, infine, di fautore del culto di San Prospero. Nel pomeriggio alle ore 17, il padre benedettino Réginald Grégoire, postulatore della causa di canonizzazione del nostro amato fondatore, san Bernardo Tolomei, presenterà un profilo agiografico del nuovo Santo, oltre alle vicende più salienti del lungo e difficoltoso iter di santificazione. Alle ore 18 seguirà l'inaugurazione della mostra di pergamene e libri antichi di proprietà del monastero stesso, che resterà aperta fino a sabato 19 settembre, ogni giorno dalle ore 16 alle 18.
L'indomani, domenica 13 settembre, il programma della giornata di festa è il seguente: ore 7.30 celebrazione della Santa Messa; ore 10.30 solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. Domenico Calcagno, segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e arcivescovo emerito della diocesi di Savona-Noli. L'Eucaristia sarà altresì concelebrata da dom Anthony Smithwich, monaco benedettino olivetano della comunità di Camogli, nel suo 25° di sacerdozio e da dom Giorgio Picasso, monaco genovese dell'abbazia di San Benedetto in Seregno (MI), nel 60° anniversario della sua professione religiosa. Alle ore 11.30 si terrà l'inaugurazione in chiesa di una targa artistica a ricordo del miracolo compiuto per l'intercessione di san Bernardo Tolomei e avvenuto nel monastero di Camogli. Alle ore 16 concluderà la giornata liturgica la celebrazione dei Vespri solenni animata dalla Schola Cantorum del monastero di San Prospero. L'immagine che vedete ritrae il nostro Fondatore ricamato su di un prezioso parato ottocentesco di fattura olivetana. Esso è gelosamente custodito nel "tesoro" della sacrestia del monastero di San Prospero.

domenica 19 luglio 2009

La festa per san Bernardo Tolomei all'Abbazia di Maylis


I nostri cari fratelli dell'Abbazia di Maylis in Francia, più precisamente nella regione delle Landes, ci hanno fornito il programma dettagliato di quanto da loro organizzato per il giorno della prima Solennità liturgica in onore del nuovo Santo, il 19 agosto p.v.
Alle ore 10.30 "diaporama" dedicato al nostro Fondatore, quindi alle ore 11.30 la Santa Messa presieduta da Mons. Robert Le Gall. Seguirà un buffet e quindi la visita al monastero. Il pomeriggio sarà concluso da una conferenza dedicata alla Congregazione in programma alle ore 16.15 cui seguirà il Canto del Vespro. Lunedì 13 luglio p.v. lo stesso "diaporama" sarà proiettato agli oblati e ai famigliari dei monaci invitati in quel giorno all'Abbazia per una giornata di festa e di condivisione culminante nell'Eucaristia che sarà celebrata alla ore 11.